Michael Bütler Michael Bütler

«Un contributo alla qualità della vita»

Gespräch mit Michael Bütler

Testo: Marco Guetg, giornalista
Immagini: Marion Nitsch, fotografa

Il diritto di ricorso delle associazioni di protezione dell’ambiente (DRA) è sotto pressione politica. Molti vorrebbero indebolirlo e alcuni persino abolirlo in determinati casi. Quanto è importante questo strumento giuridico federale? Abbiamo chiesto all’avvocato Michael Bütler di parlarcene.

Che cosa l’ha portata a specializzarsi in diritto ambientale?

Da bambino passavo molto tempo in montagna. Ero talmente affascinato dai ghiacciai che tra i dieci e i tredici anni mi ero messo a pubblicare una «Rivista dei ghiacciai». Mi ha anche segnato molto il libro Gletscher der Alpen (Ghiacciai delle Alpi) regalatomi nel 1978 da mio padre. Dopo la maturità avevo pensato di studiare geologia o geografia, ma alla fine ho optato per il diritto, sentendomi più a mio agio con la lingua. Ho impiegato parecchio per trovare un argomento di tesi, prima di scegliere la montagna. Dopo cinque anni e mezzo di ricerca intensiva ho finito Gletscher im Blickfeld des Rechts (I ghiacciai dalla prospettiva del diritto, libera traduzione), un tomo da 534 pagine che ha segnato il mio percorso professionale: da allora il mio impegno è sempre stato sul fronte dell’ambiente.
 

Che cosa le piace del diritto ambientale?

Die juristische Vielseitigkeit und die mit der Umwelt verbundenen Themen, die naturwissenschaftliche, technische Gebiete abdecken und auch eine politische Komponente aufweisen. Mit dem Verfassen eigener Gutachten und der Lektüre von naturwissenschaftlichen Berichten erlange ich viel bereicherndes Fachwissen. Das Umweltrecht ist dynamisch. Viele Veränderungen führen immer wieder zu neuen, rechtlichen Fragen.

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Ci spieghi in sintesi qual è il contesto legislativo in cui si muove il diritto ambientale.

Gli articoli 73 e seguenti della Costituzione federale riguardano la sostenibilità, la protezione dell’ambiente, la pianificazione del territorio, le residenze secondarie, l’acqua, la tutela della natura e del paesaggio, le foreste eccetera, tutti temi che a un dato momento sono stati d’attualità. Il grande cambiamento è arrivato con il boom economico ed edilizio dopo la Seconda guerra mondiale. Le conseguenze sono note: espansione degli abitati, costruzione delle autostrade, perdita di paesaggi antropici, inquinamento delle acque, distruzione di edifici storici. In parte i mandati costituzionali c’erano già allora, ma non venivano attuati a dovere. Le cose sono migliorate con la Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN) del 1966, la Legge sulla pianificazione del territorio (LPT) del 1979 e la Legge sulla protezione dell’ambiente (LPAmb) del 1983.
 

Il diritto di ricorso delle associazioni (DRA) è parte della LPN e della LPAmb. Già allora c’era discordia al riguardo?

Nel 1966 non ancora, ma nel 1983 sì. In seguito gli attacchi contro questo strumento giuridico federale non sono più cessati. Allo stesso tempo, poco a poco i compiti costituzionali della Confederazione sono aumentati. Questo ha esteso il campo di applicazione del DRA.
 

Nel 1984 la Svizzera ha ratificato la Convenzione di Aarhus. Con quali conseguenze per il DRA?

La Convenzione legittima il DRA sul piano del diritto internazionale. Abolire il DRA significherebbe violare il diritto internazionale.
 

Passiamo a qualche dettaglio giuridico. In quali situazioni si applica il DRA?

Quando è in gioco un compito federale esplicitamente definito dalla Costituzione e legato alla tutela della natura e del paesaggio (per esempio la protezione delle acque) oppure un progetto soggetto all’esame di impatto ambientale (EIA).

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Quali organizzazioni possono esercitarlo?

Organizzazioni attive principalmente nell’ambito della tutela della natura e del paesaggio o della protezione dell’ambiente. Ciò deve essere precisato negli statuti. Inoltre, devono esistere da almeno dieci anni e operare a livello nazionale.
 

E la protezione degli insediamenti e dei monumenti?

Trattandosi di un compito dei Cantoni, in linea di principio non si applica il DRA federale, bensì il suo equivalente cantonale. Il problema è che pochi Cantoni ne hanno uno! Per questo è importante che in caso di problemi riguardanti la protezione degli insediamenti o dei monumenti si tenga conto anche, per esempio, di un biotopo o un corso d’acqua situati nel luogo in questione, in modo da attivare un compito federale e poter invocare il diritto di ricorso delle associazioni.
 

Ma con la recente proposta della consigliera federale Baume-Schneider la tutela degli insediamenti verrebbe limitata. L’Inventario degli insediamenti da proteggere d’importanza nazionale (ISOS) si applicherebbe solo in caso di un impatto immediato. Che cosa significa?

L’applicazione diretta dell’ISOS verrebbe limitata e le lacune nella protezione giuridica del patrimonio storico diventerebbero ancora maggiori. Siccome in genere si tratta di questioni di competenza prettamente cantonale, pochi casi relativi alla protezione del patrimonio storico-culturale finiscono davanti al tribunale federale.

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In che momento le organizzazioni dovrebbero intervenire?

Prima della decisione d’autorizzazione! Se non si interviene sin dall’inizio, si perde il treno. Ci sono però alcune eccezioni: in caso di costruzioni illegali, nella cosiddetta procedura di partecipazione della pianificazione del territorio e qualora una decisione risulti a posteriori peggiore per l’ambiente rispetto alla prima oppure se una legge è stata radicalmente modificata. È successo nella località svittese di Nuolen, dove un progetto prevedeva di coprire di materiale una parte della sponda superiore del lago per costruirvi decine di appartamenti di lusso. I piani erano già stati validati. Ma poiché nel frattempo era stata inasprita la Legge sulla protezione delle acque e vigeva ormai una nuova legislazione, sono stati vanificati quasi vent’anni di pianificazione.
 

Secondo lei esistono interessi preponderanti – penso all’approvvigionamento energetico, all’emergenza abitativa ecc. – per i quali il DRA può essere limitato?

No. Il DRA chiede il rispetto del diritto ambientale, né più né meno. Limitarlo o addirittura abolirlo non ha senso. Il diritto ambientale non può essere una tigre di carta.
 

Quale funzione ha il DRA?

Una funzione importantissima dello Stato di diritto! Il DRA rafforza l’applicazione e l’esecuzione del diritto ambientale. L’esperienza mostra che disponiamo di buone norme ambientali, ma a volte vengono applicate male e negli ultimi anni, a causa della situazione politica, sono state via via indebolite. Le questioni legate alla natura, all’ambiente o alla cultura della costruzione riguardano spesso conflitti relativi all’utilizzazione e alla protezione, che generano facilmente battaglie politiche. Il DRA fa sì che in singoli casi le organizzazioni possano verificare se viene tenuto sufficientemente conto, come impongono le leggi, degli interessi della tutela della natura, dell’ambiente o del patrimonio culturale. In caso contrario è possibile richiedere un adeguamento o un blocco del progetto, oppure una rivalutazione a posteriori di decisioni errate. Il DRA crea una sorta di «parità delle armi».

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Sapere che le associazioni potrebbero fare ricorso può anche avere un effetto preventivo.

Certo! Sapendo che qualcuno verificherà la conformità con il diritto ambientale, è più probabile che le autorità o la committenza si curino di questi aspetti sin da principio. Inoltre, il DRA permette alle organizzazioni di intervenire in modo tempestivo su dettagli che spesso vengono dimenticati, inavvertitamente o a causa di una mancanza di risorse. Le organizzazioni ambientaliste possono compensare eventuali lacune conoscitive.
 

Eppure le organizzazioni che fanno uso del diritto di ricorso sono spesso viste come guastafeste.

Se l’idea è completare quanto prima un grande numero di progetti, è vero che le procedure di ricorso possono causare notevoli ritardi o persino impedire la realizzazione di progetti irricevibili. Ma se riflettiamo al bene generale e se riconosciamo che la protezione dell’ambiente e la salvaguardia della cultura architettonica sono importanti, allora possiamo vedere il tutto in modo positivo: il DRA protegge esseri viventi, beni ambientali, insediamenti storici e costruzioni che hanno un’utilità preziosa per l’uomo, per la cultura e per la natura. In questo modo contribuisce a garantire la qualità della vita.
 

Qual è il suo appello alla politica?

Abbiamo un sistema piuttosto ben rodato. Sopprimere il DRA e indebolire il diritto ambientale sarebbe una mossa miope e controproducente. Invito coloro che siedono in politica a chiedersi in che ambiente desiderano vivere e se vogliono mantenere il diritto ambientale esistente. Il DRA infatti chiede semplicemente l’applicazione di ciò che è statuito dalle leggi.

Rivista

Heimatschutz/Patrimoine 4/2025: Ein Recht für Heimat und Natur / Un droit pour le patrimoine et la nature